Will you like me, please? | TEDxnology

Si può dubitare dell’esistenza di Dio, ma non si può dubitare dell’esistenza dell’altro. È una delle considerazioni più recenti che ho fatto mie, di quelle che ti piombano in testa all’improvviso ­– da una reminiscenza di Cartesio o da una lettura invernale ­– come un tocco di interruttore.

Quanto è tangibile il passaggio dell’altro nella nostra esistenza?

Una portiera sbattuta e l’auto invasa dall’odore di sigaretta, le lenzuola appallottolate ai piedi del letto la mattina dopo. Quanto è crudelmente reale tutto questo?
Cosa sia successo in quell’auto o in quel letto lascia prove schiaccianti, irredimibili.

Ma cosa succede quando i luoghi della narrazione dei rapporti cambiano? Quando il perimetro si espande e lo spazio si dilata.
Il concetto di distanza, oggi, impone unità di misura nuove, virtuali.

 

Luoghi senza distanziamento

 

2001: Meetic. 2009: Grindr. 2012: Tinder. 2014: Happn. 2015: Once. Sono tutt’oggi le app di incontri più utilizzate. Che si tratti di una notte o di una vita intera, ognuno con le proprie regole del gioco, sono questi i nuovi luoghi più frequentati per rispondere a uno dei bisogni più imperativi: non restare soli ­­– un bacino d’utenza senza confini.

Cosa possiamo aspettarci dalle app d’incontri del futuro? E cosa è già cambiato nel nostro gesto di ricerca dell’altro?

Il parere di Elie Seidman – CEO di Tinder – a tal proposito evidenzia una tendenza interessante nell’evoluzione comportamentale degli utenti: le app d’incontri stanno diventando sempre meno un tramite e sempre più un modus indipendente, da luogo di passaggio a luogo abitato. Durante il periodo pandemico si è registrato infatti un aumento significativo nelle interazioni e del tempo di utilizzo da parte degli utenti, a dispetto del disincentivo posto in essere dal lockdown. Mentre lo scopo primario delle app in era pre-Covid era quello di intuire un interesse e organizzare incontri dal vivo in cui misurare aspettative e desideri, adesso stare sull’app è diventato un gesto a sé, completo.

Secondo Seidman l’emergenza sanitaria ha solo accelerato un processo già in atto, frutto della sensibilità contemporanea, soprattutto tra la fascia d’utenza più giovane: l’utilizzo del luogo virtuale come arena di conoscenze e corteggiamenti, una percezione di completezza insospettabile nelle intenzioni degli utenti delle prime generazioni.

In quest’ottica, Tinder rende gratuita la funzione Passport per comunicare con persone fuori dal radar chilometrico, le app Relate e Coffee Meets Bagel organizzano stanze per accogliere gli utenti e intrattenere incontri virtuali.

Anche secondo David Vermeulen, CEO di Inner Circle – app che ha che ha registrato nel 2020 un incremento di interazioni del 151% – la pandemia avrebbe accorciato i tempi di una svolta già prevedibile per gli ascoltatori più attenti: «Sappiamo che in tempi di incertezza le persone cercano un legame umano».

A sostegno della tesi, una recente indagine rivela che più di un terzo dei single durante la quarantena abbia cercato di riallacciare il rapporto col proprio ex.

Rifuggire alla solitudine. Ricercare l’odore di fumo nell’auto, il profilo delle lenzuola nel letto vuoto. Se questo era il disegno della nostalgia, ecco un tentativo di futuro.

 

Dalla chimica alle nuove tecnologie

 

Ispezionare la griglia di Grindr come un banco di macelleria, sfogliare i profili di Tinder come un catalogo di IKEA.
Nel 2070 gli esperti prevedono che il 70% delle coppie si saranno conosciute tramite app. E se ottimizzare è il grande proposito della digitalizzazione, la parola magica diventa profilazione.

Già ampiamente praticata dai giganti della tecnologia, quanto può essere diverso studiare i nostri interessi e i nostri gesti digitali per indovinare l’interesse verso un prodotto o verso un potenziale amante?

Apprendimento automatico, algoritmo, user-experience, intelligenza artificiale: implementazioni del glossario sentimentale del presente.

“La maggior parte delle volte la gente non sa quello che vuole. Magari dice di volere una cosa ma poi non è quello che desidera davvero”, spiega Arum Kang – co-fondatore di Coffee Meets Bagel, “Migliorando l’apprendimento automatico, si potrebbe arrivare a una selezione più precisa dei match sulla base delle nostre azioni e non delle volontà dichiarate.”

Cosa ne sarà, a questo punto, della nostra narrazione nel processo di conoscenza dell’altro – dello storytelling? Della preziosa combinazione di elementi svelati, taciuti e trasfigurati alla base del nostro istinto di animale sociale e romantico? Cosa ne sarà della scintilla? Anche l’innamoramento potrà essere codificato in nome di una presunta sincerità artificiale?

“Si può prevedere la chimica? È difficile ma possiamo riuscirci”, ci risponde Hesam Hosseini – CEO di Match.

 

Customer. User. Human.

 

In questi palleggiamenti di rapporti digitali, che i fan di Black Mirror osserverebbero con interesse, è un altro big del dating a segnare il punto decisivo della partita.

Ecco cosa ne pensa Jean Meyer, amministratrice di Once.

“Non c’è alcun interesse nel creare l’algoritmo perfetto per trovare il partner ideale.”

Game.

“Se l’intelligenza artificiale diventasse troppo efficiente, un sacco di potenziali utenti diserterebbero le varie piattaforme, privando le app di clienti e di profitto.”

Set.

“L’ideale per un servizio di incontri è mostrarvi profili che potrebbero andare bene, senza però essere perfetti. Qualcuno con cui avete voglia di uscire ma che dopo due o tre appuntamenti capite che non è la persona giusta, così tornate sull’app.”

Match.

Le app d’incontri diventeranno sempre più simili a un luogo. È stato il nostro nuovo punto di partenza. Un luogo reale in uno spazio virtuale – reale come il nostro bisogno dell’altro.
Assumersi la responsabilità di un rapporto non è cosa da poco, in una casa senza confini.

 

Una piccola cosa vera

 

Se c’è una cosa che ho capito di questa particolare economia dei rapporti – e che le nuove prospettive sembrano incoraggiare – è questa: il bisogno fondamentale della persona dall’altro lato dello schermo (che non è finire sotto le coperte, come inizialmente è facile pensare) è piacere.

Dopo aver sfogliato profili e ispezionato banchi di macelleria in abbondanza, dopo aver sbattuto portiere d’auto e lasciato impronte sul cuscino, finisco con un consiglio non richiesto per tutti i cuori senza fissa dimora.

Un consiglio per iniziare una conversazione, in qualunque arena si svolga.
Anzi, ancora meglio, ve lo faccio dare da uno che ne sapeva davvero.

E per la prima e ultima volta non cito un CEO di qualche app di incontri, ché ne abbiamo avuto abbastanza.

Tutto quello che devi fare è scrivere una frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci.”
Ernest Hemingway.

Non è facile. Quasi spaventa. Ma se oggi siamo su un’app di incontri probabilmente abbiamo affrontato sfide peggiori di questa.

 

 

Davide De Capitani

Photo by Alexander Sinn on Unsplash

 

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